Se il Sefer Yetzirah è il seme della Cabala, lo Zohar ne è la grande chioma. Il nome significa «splendore» e viene da un versetto del libro di Daniele, in cui i saggi risplendono come lo splendore del firmamento. Per molti secoli lo Zohar è stato considerato, nel mondo ebraico, il testo cabalistico per eccellenza, e ancora oggi è il punto di riferimento di chiunque studi la tradizione delle sefirot.
Un'opera che appare in Castiglia
Lo Zohar comincia a circolare nella Castiglia della fine del Duecento. A diffonderne i manoscritti fu il cabalista Moshe de León, che lo presentava come la copia di un antico testo risalente al maestro del II secolo Shimon bar Yochai e alla sua cerchia.
La questione dell'autore è stata dibattuta per secoli. Nel Novecento lo storico Gershom Scholem sostenne con argomenti linguistici e storici che il nucleo principale dell'opera fosse stato scritto dallo stesso Moshe de León. Studi successivi hanno sfumato questa tesi, ipotizzando il contributo di un gruppo di cabalisti. All'interno della tradizione religiosa, invece, l'attribuzione a Shimon bar Yochai resta per molti un punto fermo. Chi studia lo Zohar oggi può tenere presenti entrambe le prospettive: quella storica e quella della tradizione.
La lingua e la forma
Lo Zohar è scritto in gran parte in aramaico, una lingua che conferisce al testo un tono arcaico e solenne. Nella sua parte principale ha la forma di un commento alla Torah, organizzato secondo le porzioni settimanali di lettura.
Ma non è un commento arido. Il testo è pieno di scene narrative: Rabbi Shimon e i suoi compagni, chiamati la chevraya, camminano per le strade della Galilea, incontrano viandanti misteriosi, si fermano sotto un albero e cominciano a spiegare un versetto. Spesso il personaggio più umile, un asinaio o un bambino, si rivela portatore di un insegnamento profondo. È un'opera che unisce dottrina e racconto.
Le sezioni principali
Accanto al commento continuo, lo Zohar comprende parti con un carattere proprio. Le più note sono:
| Sezione | Contenuto |
|---|---|
| Sifra di-Tzeniuta | il «Libro del Nascondimento», testo breve ed enigmatico |
| Idra Rabba | la «Grande Assemblea», dove i maestri descrivono il volto divino |
| Idra Zuta | la «Piccola Assemblea», che narra gli ultimi insegnamenti di Rabbi Shimon |
| Midrash ha-Ne'elam | il «Midrash nascosto», in parte anche in ebraico |
Alla tradizione zoharica vengono spesso associati anche altri testi, come i Tikkunei Zohar, una serie di commenti all'inizio della Genesi.
I grandi temi
Lo Zohar non espone la sua dottrina in modo sistematico, ma alcuni temi ritornano con costanza.
Le sefirot come vita divina
Le dieci sefirot non sono concetti astratti: lo Zohar le descrive come aspetti viventi del divino, che interagiscono tra loro come membri di una famiglia, come parti di un corpo, come colori di una luce. I simboli si moltiplicano: il re e la regina, il padre e la madre, il fiume che scorre, l'albero che porta frutto.
La Shekhinah
Uno dei temi più intensi è la Shekhinah, la presenza divina nel mondo, identificata con l'ultima sefirah, Malkuth. Lo Zohar la descrive come una figura femminile, separata e in esilio insieme al popolo, che attende di riunirsi al suo sposo celeste. Questa immagine ha avuto un'influenza enorme sulla devozione successiva.
Il significato nascosto della Torah
Lo Zohar insiste sul fatto che i racconti della Torah sono solo l'abito esterno. Chi guarda solo la veste, dice in un passo celebre, non vede il corpo; chi guarda il corpo non vede ancora l'anima. Il vero studio consiste nel passare dalla veste all'anima del testo.
La diffusione
Per alcuni secoli lo Zohar circolò in manoscritto tra cerchie ristrette. Nel Cinquecento fu stampato per la prima volta in Italia, a Mantova e a Cremona, e da allora si diffuse ampiamente. Divenne la base della Cabala di Safed, compresa quella di Isaac Luria, e attraverso la Cabala cristiana raggiunse anche gli eruditi europei.
Nello Studio Esoterico Cornelio lo Zohar è considerato un testo da avvicinare per gradi: si consiglia di partire da una buona introduzione storica e da brani scelti, prima di affrontare le parti più ardue come le Idrot.
In sintesi
- Lo Zohar compare nella Castiglia della fine del Duecento, diffuso da Moshe de León.
- La tradizione lo attribuisce a Shimon bar Yochai; la ricerca storica lo colloca nel Medioevo.
- È scritto in gran parte in aramaico, come commento narrativo alla Torah.
- Comprende sezioni speciali come il Sifra di-Tzeniuta, l'Idra Rabba e l'Idra Zuta.
- Fu stampato nel Cinquecento a Mantova e Cremona e divenne il testo centrale della Cabala.