Tra le immagini più riprodotte della cultura occidentale c'è un uomo nudo, con le braccia aperte, inscritto contemporaneamente in un cerchio e in un quadrato. Lo conosciamo come l'Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, ma l'idea che rappresenta è molto più antica del disegno. Capire da dove nasce e che cosa voleva dire significa entrare nel cuore della geometria sacra: la convinzione che il corpo umano e il cosmo siano costruiti secondo le stesse misure.
Il testo di Vitruvio
Marco Vitruvio Pollione fu un architetto romano vissuto nel I secolo a.C. Il suo trattato De architectura, in dieci libri, è l'unica opera di architettura dell'antichità classica giunta fino a noi in forma completa. All'inizio del terzo libro, dedicato ai templi, Vitruvio fa un'affermazione decisiva: un edificio sacro deve avere proporzioni armoniose come quelle di un uomo ben formato.
Per spiegarsi, descrive il corpo come un sistema di rapporti. Il volto, dal mento alla radice dei capelli, è una decima parte dell'altezza; il piede ne è un sesto; l'apertura delle braccia è uguale all'altezza. Poi aggiunge l'immagine che diventerà celebre: se un uomo si stende supino con braccia e gambe allargate e si punta un compasso sul suo ombelico, le dita delle mani e dei piedi toccheranno la circonferenza. E allo stesso modo, misurando dai piedi alla testa e da una mano all'altra, si otterrà un quadrato.
Il punto non è anatomico. Vitruvio sta dicendo che il tempio, casa del dio, deve imitare l'opera più perfetta della natura, e che questa perfezione si esprime nei numeri.
Il problema dei commentatori
Per secoli il passo rimase senza illustrazione. Quando nel Quattrocento il trattato tornò al centro dell'interesse degli umanisti, molti provarono a disegnare la figura e incontrarono una difficoltà concreta: se il cerchio e il quadrato hanno lo stesso centro, l'uomo non ci sta. O si allungano le braccia in modo innaturale, o le gambe escono dalla figura.
Diversi architetti e artisti proposero soluzioni. Francesco di Giorgio Martini ne disegnò una versione; più tardi, nel 1521, l'edizione di Vitruvio curata da Cesare Cesariano mostrò un uomo dalle mani e dai piedi sproporzionati pur di farlo combaciare con lo schema. Questi tentativi rivelano quanto fosse forte il desiderio di vedere confermata l'armonia descritta dal testo antico.
La soluzione di Leonardo
Leonardo affrontò il problema intorno al 1490 con un disegno a penna oggi conservato alle Gallerie dell'Accademia di Venezia. La sua intuizione fu semplice e geniale: il cerchio e il quadrato non condividono lo stesso centro.
- Il cerchio è centrato sull'ombelico, come vuole Vitruvio, e accoglie la figura con le gambe divaricate e le braccia sollevate.
- Il quadrato è centrato più in basso, all'altezza dell'inguine, e contiene la figura in piedi con le braccia tese orizzontalmente.
Sovrapponendo due posizioni dello stesso corpo, Leonardo mostra due stati: uno di quiete e uno di movimento. Il quadrato poggia a terra, il cerchio si solleva leggermente sopra di esso. Sopra e sotto il disegno corrono le note scritte con la sua tipica grafia speculare, che riprendono e verificano le misure vitruviane, aggiungendo osservazioni proprie sulle parti del corpo.
Cerchio e quadrato: cielo e terra
Per capire perché questa immagine sia stata letta come simbolo, bisogna ricordare il valore che le due figure avevano nella tradizione.
| Figura | Qualità simbolica | Associazioni tradizionali |
|---|---|---|
| Cerchio | senza inizio né fine, uniforme | cielo, eternità, spirito, divino |
| Quadrato | stabile, orientato, misurabile | terra, materia, quattro direzioni, quattro elementi |
L'uomo che abita entrambe le figure diventa il punto di incontro tra cielo e terra. È l'idea del microcosmo, diffusa nel pensiero rinascimentale: l'essere umano come piccolo mondo che riflette in sé l'ordine del grande mondo. Non a caso l'ombelico, il punto da cui il corpo ha ricevuto nutrimento prima della nascita, diventa il centro del cerchio celeste.
Dalla figura al tempio
La conseguenza pratica dell'idea vitruviana fu enorme. Se il corpo è misura del cosmo, allora l'edificio sacro costruito sulle proporzioni del corpo diventa a sua volta un'immagine dell'universo. Gli architetti del Rinascimento cercarono piante centrali, basate sul cerchio e sul quadrato, per le chiese più importanti. Le piante a croce sono state spesso interpretate come corpi distesi, con l'abside al posto della testa e il transetto al posto delle braccia aperte.
Come guardarlo oggi
Chi osserva il disegno con occhio simbolico può soffermarsi su alcuni dettagli:
- Le due posizioni sovrapposte: l'essere umano non è mai fermo in un'unica forma, ma oscilla tra stabilità e slancio.
- I due centri: il centro della materia e quello del cielo non coincidono; il lavoro interiore consiste anche nel conoscere la distanza tra i due.
- Le misure scritte: l'armonia non è un'idea vaga, ma qualcosa che si può osservare, verificare e studiare.
Nello Studio Esoterico Cornelio questa immagine viene proposta come esercizio di contemplazione: non per cercare formule nascoste, ma per riflettere sul rapporto tra il proprio corpo, lo spazio che abita e l'ordine più ampio di cui fa parte.
In sintesi
- L'idea dell'Uomo vitruviano nasce dal terzo libro del De architectura di Vitruvio, dedicato ai templi.
- Vitruvio descrive il corpo ben proporzionato come inscrivibile in un cerchio e in un quadrato.
- Leonardo, intorno al 1490, risolse il problema separando i centri delle due figure: ombelico per il cerchio, inguine per il quadrato.
- Cerchio e quadrato rappresentano tradizionalmente cielo e terra, e l'uomo tra i due incarna l'idea del microcosmo.
- Il disegno è insieme uno studio di proporzioni e un modello per l'architettura sacra.