Quando si parla di Cabala si pensa di solito all'Albero della Vita, alle sefirot, allo Zohar. Ma nel Duecento, negli stessi anni in cui in Castiglia prendeva forma lo Zohar, un altro cabalista seguiva una strada molto diversa. Si chiamava Abraham Abulafia, e il suo interesse non era tanto descrivere la struttura del divino, quanto sperimentarne la presenza attraverso una disciplina meditativa fondata sulle lettere.
Una vita in viaggio
Abulafia nacque a Saragozza, in Aragona, nel 1240. Da giovane partì per la Terra d'Israele, ma il viaggio si interruppe presto. Studiò poi in Spagna, dove si dedicò alla filosofia di Maimonide e al Sefer Yetzirah: due fonti che segnarono profondamente il suo pensiero.
La sua vita fu segnata da spostamenti continui tra Spagna, Grecia, Italia e Sicilia. Nel 1280 si recò a Roma con l'intenzione di incontrare il papa Niccolò III, ma il pontefice morì prima che l'incontro potesse avvenire. Abulafia fu brevemente trattenuto e poi liberato.
Trascorse poi diversi anni in Sicilia, dove ebbe discepoli, e soggiornò anche nella piccola isola di Comino, nell'arcipelago maltese, dove compose alcune delle sue opere. Le sue pretese profetiche gli procurarono l'opposizione di autorità rabbiniche importanti, come Shlomo ibn Adret di Barcellona.
Due vie della Cabala
Gli studiosi moderni, in particolare Moshe Idel, hanno proposto di distinguere nella Cabala medievale due grandi correnti:
| Corrente | Interesse principale | Esempio |
|---|---|---|
| Cabala teosofica | la struttura del divino, le sefirot | lo Zohar |
| Cabala estatica | l'esperienza dell'unione, la tecnica meditativa | Abulafia |
La distinzione non è rigida, ma aiuta a capire che cosa rende Abulafia così particolare. Per lui le sefirot non erano il centro della ricerca: il centro era l'esperienza interiore che lo studio delle lettere poteva produrre.
La scienza della combinazione
Il cuore del metodo di Abulafia è la chokhmat ha-tzeruf, la «scienza della combinazione» delle lettere. Partendo dall'idea del Sefer Yetzirah, secondo cui il mondo è stato creato combinando le ventidue lettere, Abulafia propone di ripercorrere quell'atto in senso inverso: combinando le lettere, la mente si libera dalle immagini del mondo sensibile e si apre a una conoscenza più alta.
Il procedimento, descritto nelle sue opere, comprende diversi elementi:
- la scrittura: le lettere di un nome divino vengono scritte e ricombinate secondo regole precise, su tavole o fogli;
- la pronuncia: ogni combinazione viene pronunciata, abbinando alle consonanti le diverse vocali;
- il respiro: la pronuncia è regolata da un ritmo di inspirazioni ed espirazioni;
- i movimenti del capo: a ogni vocale corrisponde una direzione in cui orientare il capo;
- la concentrazione: il tutto avviene in un luogo appartato, in silenzio, con la mente rivolta interamente all'esercizio.
È una disciplina che richiama, per certi aspetti, tecniche meditative di altre tradizioni, come la ripetizione di nomi sacri o la regolazione del respiro.
La musica delle lettere
Abulafia paragonava la combinazione delle lettere alla musica. Come un musicista combina le note e produce nell'ascoltatore stati d'animo diversi, così chi combina le lettere produce nella propria anima un movimento interiore. Le lettere sono come note, le vocali come i ritmi, e la mente come uno strumento che vibra.
Questa immagine mostra il carattere profondamente esperienziale della sua Cabala: non si tratta di decifrare un codice, ma di lasciarsi trasformare dal suono e dalla forma delle lettere.
L'eredità
Le opere di Abulafia, come l'Or ha-Sekhel («Luce dell'intelletto») e il Chayei ha-Olam ha-Ba («La vita del mondo a venire»), circolarono in manoscritto e influenzarono cabalisti successivi, anche nella Cabala di Safed. In Italia la sua opera fu conosciuta anche dagli ambienti della Cabala cristiana del Rinascimento.
Per molto tempo Abulafia è rimasto una figura marginale negli studi. È stato soprattutto nel Novecento, con le ricerche di Gershom Scholem e poi di Moshe Idel, che il suo pensiero è stato riscoperto e studiato con attenzione.
Che cosa insegna a chi studia oggi
L'esperienza di Abulafia ricorda che la Cabala non è solo un sistema di simboli da apprendere, ma anche una via di attenzione. Anche senza praticare le sue tecniche complete, che richiedono preparazione e conoscenza dell'ebraico, se ne può cogliere lo spirito: rallentare, dare spazio al suono e alla forma delle lettere, lasciare che la mente si raccolga.
Nello Studio Esoterico Cornelio la figura di Abulafia viene presentata come esempio di una Cabala vissuta, in cui lo studio diventa esercizio interiore e silenzio.
In sintesi
- Abraham Abulafia nacque a Saragozza nel 1240 e visse tra Spagna, Italia, Sicilia e Comino.
- È il principale esponente della cabala estatica, distinta dalla cabala teosofica dello Zohar.
- Il suo metodo si fonda sulla combinazione delle lettere, la pronuncia, il respiro e la concentrazione.
- Paragonava la combinazione delle lettere alla musica, capace di muovere l'anima.
- Riscoperto nel Novecento, è oggi considerato una figura centrale della mistica ebraica.