Nei diagrammi dell'Albero della Vita la sefirah più alta è Kether, la Corona. Ma sopra Kether, nei disegni della tradizione ermetica, compaiono spesso tre semicerchi concentrici, o una zona lasciata volutamente vuota. È il luogo di ciò che non si può disegnare: l'Ein Sof, l'Infinito. Comprendere questo concetto è essenziale, perché tutta la Cabala parte da lì.
«Senza fine»
L'espressione ebraica Ein Sof significa letteralmente «senza fine». Non è un nome nel senso consueto: è piuttosto una negazione, un modo di dire ciò che Dio non è. Non ha limiti, non ha confini, non ha attributi che lo racchiudano.
Il termine si afferma tra i primi cabalisti della Provenza e della Catalogna, nel XII e XIII secolo. In particolare viene usato nella cerchia di Isacco il Cieco e dai cabalisti di Gerona, come Azriel, che ne fanno il punto di partenza della loro riflessione sulle sefirot.
Una teologia del silenzio
L'idea di Ein Sof si colloca in una lunga tradizione, comune a molte correnti mistiche, che chiameremmo teologia negativa: di Dio in sé non si può dire nulla di positivo, perché ogni parola lo limiterebbe. Si può solo dire ciò che non è.
Per questo nella Cabala medievale l'Ein Sof non compare quasi mai nella preghiera e non viene descritto con immagini. Non è il Dio che parla nella Torah, che si rivela, che agisce nella storia: quello è il Dio delle sefirot. L'Ein Sof è la radice nascosta di tutto, prima di ogni manifestazione.
Ein Sof e le sefirot
Il problema che ha occupato generazioni di cabalisti è il rapporto tra l'Infinito e le sefirot. Se l'Ein Sof è senza attributi, come possono le sefirot, che sono attributi, venire da lui?
Le risposte tradizionali sono diverse, ma ricorrono alcune immagini:
- la luce e i vetri colorati: l'Ein Sof è come una luce unica, che attraversando vetri di colori diversi appare in dieci tinte, senza cambiare natura;
- l'acqua e i recipienti: come l'acqua prende la forma dei vasi in cui viene versata, così la luce infinita si mostra secondo la forma delle sefirot;
- l'anima e il corpo: l'Ein Sof sta alle sefirot come l'anima sta alle membra, presente in tutte senza identificarsi con nessuna.
Moshe Cordovero, a Safed, fece largo uso di queste immagini per spiegare che le sefirot sono al tempo stesso strumenti e manifestazioni del divino.
I tre veli dell'esistenza negativa
Nella tradizione ermetica occidentale, e in particolare nella Cabala rielaborata dagli occultisti tra Ottocento e Novecento, l'Ein Sof viene presentato come una successione di tre veli, che precedono Kether:
| Velo | Ebraico | Significato |
|---|---|---|
| Primo | Ain | il Nulla |
| Secondo | Ain Sof | l'Infinito, il Senza fine |
| Terzo | Ain Sof Aur | la Luce infinita |
In questa lettura la manifestazione avviene per gradi: dal Nulla assoluto si passa all'Infinito, dall'Infinito alla Luce infinita, e la Luce infinita si concentra infine in un punto, che è Kether. È uno schema didattico efficace, che aiuta a visualizzare il passaggio dall'inconoscibile al primo principio.
Va detto con chiarezza che questa sistemazione in tre veli è tipica della tradizione ermetica moderna. Le sue componenti hanno radici nelle fonti ebraiche, dove si parla di ayin, il nulla, e di or Ein Sof, la luce dell'Infinito, ma l'ordinamento in tre stadi successivi non appartiene alla Cabala classica nella stessa forma.
Il Nulla come pienezza
Una delle idee più profonde legate all'Ein Sof è quella del Nulla. In molti testi cabalistici la prima sefirah, Kether, viene chiamata ayin, «nulla». Non perché sia vuota, ma perché è così piena da non poter essere determinata da nessuna qualità.
I cabalisti amavano giocare con le lettere di questa parola: ayin (Aleph, Yod, Nun) e ani, «io» (Aleph, Nun, Yod), sono composte dalle stesse lettere. Il passaggio dal Nulla all'Io è, in questa lettura, il movimento stesso della creazione; e il cammino mistico è il percorso inverso, dall'io che si crede separato al nulla che tutto contiene.
Come accostarsi all'Ein Sof
L'Ein Sof non è un oggetto di studio come le altre sefirot: non ha corrispondenze, colori, nomi divini o angeli. Il modo tradizionale di accostarsi a questo concetto è il silenzio. Lo Studio Esoterico Cornelio suggerisce un esercizio semplice: prima di ogni sessione di studio dell'Albero, dedicare qualche minuto a contemplare lo spazio vuoto sopra Kether, ricordando che ogni simbolo dell'Albero è un riflesso parziale di qualcosa che resta oltre ogni simbolo.
In sintesi
- Ein Sof significa «senza fine» e indica l'Infinito al di là di ogni attributo.
- Il termine si afferma tra i cabalisti di Provenza e Catalogna nel XII-XIII secolo.
- Il rapporto tra Ein Sof e sefirot è spiegato con immagini come la luce attraverso vetri colorati.
- I tre veli Ain, Ain Sof e Ain Sof Aur sono una sistemazione della tradizione ermetica moderna.
- Il gioco tra ayin (nulla) e ani (io) esprime il movimento della creazione e del ritorno.