Le piramidi di Giza sono forse il monumento su cui si è fantasticato di più nella storia. Intorno alla Grande Piramide, costruita per il faraone Khufu, che i Greci chiamavano Cheope, sono fiorite teorie di ogni genere: misure cosmiche nascoste, profezie, tecnologie perdute. Eppure, per chi studia la geometria sacra, la strada più feconda è un'altra: partire da ciò che sappiamo e chiedersi che cosa la forma significasse per chi la costruì.
Una tomba e un simbolo
La Grande Piramide appartiene alla Quarta Dinastia ed è datata generalmente al XXVI secolo a.C. Era la tomba del re, ma non solo: era il cuore di un complesso funerario con templi, una rampa processionale e piramidi minori. Accanto sorgono le piramidi dei suoi successori Khafra (Chefren) e Menkaura (Micerino).
La forma piramidale aveva per gli Egizi un valore religioso preciso. Era collegata a:
- il benben, la pietra sacra di Eliopoli, a forma di punta, associata al culto del sole;
- la collina primordiale, la prima terra emersa dalle acque del caos all'inizio del mondo, secondo i miti egizi della creazione;
- i raggi del sole che scendono sulla terra, a cui la pendenza delle facce è stata spesso paragonata.
I Testi delle piramidi, iscritti in piramidi di poco successive, descrivono il re defunto che ascende al cielo per unirsi al sole e alle stelle. La piramide era quindi una scala, o un raggio pietrificato, tra la terra e il cielo.
L'orientamento ai punti cardinali
Uno dei fatti più impressionanti della Grande Piramide è la precisione con cui i suoi lati sono allineati ai quattro punti cardinali: l'errore è di una piccola frazione di grado. Non sappiamo con certezza come gli Egizi ottennero questo risultato. Gli studiosi hanno proposto diversi metodi:
- l'osservazione di stelle circumpolari che ruotano attorno al polo celeste;
- l'osservazione del sorgere e tramontare di una stella e la divisione a metà dell'angolo;
- metodi solari, basati sull'ombra di uno gnomone.
Qualunque fosse la tecnica, l'intenzione è evidente: allineare la dimora eterna del re con l'ordine del cielo. In questo senso la piramide è un esempio estremo di orientamento sacro.
Il seked: come gli Egizi misuravano la pendenza
Per capire la geometria della piramide bisogna lasciare da parte gli angoli in gradi, che gli Egizi non usavano. Il papiro Rhind, un testo matematico egizio, mostra che la pendenza si esprimeva con il seked: quanti palmi si avanza orizzontalmente per ogni cubito di altezza. Il cubito reale era diviso in sette palmi.
Nella Grande Piramide il seked corrisponde a circa cinque palmi e mezzo per cubito. Tradotto nei nostri termini, la faccia ha un'inclinazione di circa 52 gradi. Questa semplice scelta pratica ha una conseguenza curiosa, che ha alimentato molte speculazioni.
Il pi greco e la sezione aurea
Si legge spesso che la Grande Piramide «contiene» il pi greco, perché il rapporto tra il perimetro della base e l'altezza è molto vicino a due volte π. È vero, ma la spiegazione è più semplice di quanto si creda.
| Elemento | Valore con seked di 5,5 palmi |
|---|---|
| Mezza base | 5,5 parti |
| Altezza | 7 parti |
| Perimetro | 44 parti |
| Perimetro diviso altezza | 44/7, circa 6,286 |
| Due volte π | circa 6,283 |
Il rapporto 44/7 equivale a due volte 22/7, che è un'approssimazione di π molto comune. La coincidenza nasce dunque dall'uso di numeri interi semplici, non necessariamente dalla volontà di codificare π. Un discorso simile vale per la sezione aurea, che pure compare in modo approssimato in alcuni rapporti della piramide: le inclinazioni vicine a 52 gradi producono più di una coincidenza numerica.
Questo non toglie nulla alla grandezza del monumento. Mostra però che la vera geometria sacra degli Egizi era fatta di misure intere, di rapporti semplici e di grande precisione esecutiva.
Le teorie moderne
Negli ultimi decenni si sono diffuse ipotesi suggestive, come quella secondo cui le tre piramidi riprodurrebbero la cintura della costellazione di Orione. Gli egittologi non accettano questa teoria, che si basa su corrispondenze selettive e non trova appoggio nei testi egizi. È giusto conoscerla, ma presentarla come un fatto sarebbe scorretto.
Più fondato è il dato che i Testi delle piramidi parlano spesso delle stelle imperiture, quelle circumpolari che non tramontano mai, come destinazione dell'anima regale. Alcuni canali interni della Grande Piramide sono stati collegati a questa idea, ma anche qui le interpretazioni restano discusse.
Che cosa insegna la piramide
La piramide unisce il quadrato della base, legato alla terra e alle quattro direzioni, con il punto del vertice, che tende verso l'alto. Dal molteplice all'uno, dalla terra al cielo: è uno schema che ritroviamo in molte tradizioni. Lo Studio Esoterico Cornelio propone di contemplarla così, come immagine di ascesa ordinata, senza bisogno di attribuirle segreti che il monumento non dichiara.
In sintesi
- La Grande Piramide fu costruita per Khufu nella Quarta Dinastia, generalmente datata al XXVI secolo a.C.
- La forma era legata al benben, alla collina primordiale e al raggio solare.
- I lati sono allineati ai punti cardinali con un errore di una piccola frazione di grado.
- La pendenza si esprimeva con il seked; quello di circa 5,5 palmi spiega la vicinanza al pi greco.
- La correlazione con Orione è un'ipotesi moderna non accettata dagli egittologi.