Se esiste una gerarchia celeste, deve esisterne anche una infernale? Molti autori tra Medioevo ed età moderna risposero di sì, e costruirono elenchi, classificazioni e veri organigrammi dei demoni. Studiare questi testi oggi non significa credere alla loro descrizione, ma comprendere come una cultura abbia cercato di dare ordine alle sue paure. La demonologia è, sotto questo aspetto, un capitolo della storia delle idee.
Dagli dèi stranieri ai demoni
Molti nomi della demonologia classica derivano da divinità di popoli vicini a Israele. La storia di questi nomi mostra un processo frequente: il dio dell'altro diventa il demone del proprio mondo.
| Nome | Origine |
|---|---|
| Beelzebub | Baal-zebub, divinità della città filistea di Ekron; nei Vangeli «principe dei demoni» |
| Belfagor | Baal-Peor, divinità moabita citata nel libro dei Numeri |
| Asmodeo | demone del libro di Tobia, che uccide i mariti di Sara |
| Leviatano | mostro marino dei Salmi, di Giobbe e di Isaia |
| Mammona | parola aramaica per «ricchezza», personificata più tardi |
Nel caso di Mammona il passaggio è particolarmente chiaro. Nel Vangelo l'espressione «non potete servire Dio e Mammona» usa un nome comune; solo la tradizione successiva ne fece un demone personale.
Le classificazioni medievali
Nel mondo bizantino circolò un trattato sulle operazioni dei demoni, attribuito al filosofo Michele Psello, che li divideva secondo gli elementi e i luoghi in cui abitano:
- demoni del fuoco, nelle regioni più alte dell'aria;
- demoni dell'aria;
- demoni della terra;
- demoni delle acque;
- demoni sotterranei;
- demoni che fuggono la luce.
Questa classificazione ebbe grande fortuna nel Rinascimento, perché univa la demonologia a una visione ordinata del cosmo fondata sugli elementi.
I demoni e i vizi
Una seconda strada fu quella morale. Si associarono i demoni ai vizi capitali, così che ogni peccato avesse il suo tentatore. Lo schema più noto è legato al teologo tedesco Peter Binsfeld, autore di un trattato sulle confessioni delle streghe alla fine del Cinquecento.
| Vizio | Demone associato |
|---|---|
| Superbia | Lucifero |
| Avarizia | Mammona |
| Lussuria | Asmodeo |
| Ira | Satana |
| Gola | Beelzebub |
| Invidia | Leviatano |
| Accidia | Belfagor |
Lo schema mostra bene il funzionamento di questi sistemi: i nomi tradizionali venivano distribuiti secondo una struttura già esistente, quella dei sette vizi, per renderla più vivida.
Le gerarchie speculari
Altri autori immaginarono che i demoni, essendo angeli caduti, conservassero l'ordine dei cori da cui provenivano. Nacquero così gerarchie infernali modellate su quella di Dionigi l'Areopagita, con demoni assegnati a ciascuno dei nove cori. Il domenicano francese Sébastien Michaelis, all'inizio del Seicento, propose uno schema di questo tipo, nel contesto di un celebre caso di presunta possessione.
Weyer e la Pseudomonarchia
Un caso molto particolare è quello del medico Johann Weyer. Nel suo De praestigiis daemonum sostenne che molte donne accusate di stregoneria erano persone malate o ingannate, più che colpevoli, e criticò duramente i processi. In una successiva edizione aggiunse un'appendice, la Pseudomonarchia daemonum, che elencava demoni con nomi, ranghi e legioni, ricavata da manoscritti di magia.
Il titolo stesso è eloquente: «falsa monarchia» dei demoni. Weyer dichiarava di pubblicarla per mostrare la vanità di quelle pretese. Per ironia della storia, la sua lista divenne una fonte per i grimori successivi, come l'Ars Goetia, la prima parte della Piccola chiave di Salomone, che descrive settantadue spiriti.
Il Dictionnaire infernal
Nell'Ottocento il francese Jacques Collin de Plancy raccolse una grande quantità di materiale nel Dictionnaire infernal, un dizionario di demoni, superstizioni e credenze. Un'edizione successiva fu illustrata con incisioni che diedero ai demoni un volto destinato a diventare celebre. Molte immagini moderne di demoni derivano da queste illustrazioni, più che da fonti antiche.
Come leggere questi testi
Lo Studio Esoterico Cornelio si accosta alla demonologia come a un documento storico e simbolico. Alcuni criteri aiutano a non fraintenderla:
- distinguere la fonte antica dalla rielaborazione moderna;
- riconoscere che molti nomi nascono da divinità di altri popoli;
- considerare che le gerarchie riflettono le strutture sociali dell'epoca, con re, duchi e marchesi;
- leggere i demoni associati ai vizi come immagini delle forze interiori che il cammino spirituale deve riconoscere e ordinare.
In questa prospettiva le gerarchie infernali dicono molto di più sulla mente umana che le ha costruite che sull'invisibile.
In sintesi
- Molti nomi di demoni derivano da divinità di popoli vicini a Israele, come Beelzebub e Belfagor.
- Le classificazioni medievali ordinarono i demoni secondo gli elementi, come nel trattato attribuito a Psello.
- Lo schema di Binsfeld associò un demone a ciascuno dei sette vizi capitali.
- Weyer pubblicò la Pseudomonarchia per criticarla, ma la sua lista influenzò i grimori successivi.
- Studiare la demonologia significa leggere la storia delle paure e delle strutture di una cultura.