Nelle chiese medievali di Roma e del Lazio lo sguardo del visitatore tende a salire verso le absidi, i mosaici, i soffitti. Eppure uno dei capolavori della geometria sacra italiana si trova sotto i piedi: i pavimenti a intarsio di marmi colorati realizzati dai marmorari romani tra il XII e il XIII secolo, noti come pavimenti cosmateschi. Cerchi di porfido, fasce intrecciate, stelle e triangoli minuscoli compongono un disegno che accompagna il cammino dall'ingresso all'altare.
Chi erano i Cosmati
Il nome deriva da Cosma, o Cosmato, nome che ricorre in una delle famiglie di marmorari attive a Roma in quel periodo. Per estensione si parla di arte «cosmatesca» per indicare il lavoro di diverse botteghe familiari che si tramandavano il mestiere di generazione in generazione. Alcuni di questi maestri firmavano le proprie opere con iscrizioni, accanto al titolo di magister.
Queste botteghe realizzavano non solo pavimenti, ma anche arredi liturgici: amboni, candelabri per il cero pasquale, recinzioni del coro, cattedre episcopali, chiostri con colonnine decorate.
Il riuso dei marmi antichi
Una caratteristica fondamentale dell'arte cosmatesca è il riuso. Roma medievale era piena di rovine antiche, e i marmorari vi trovavano materiali preziosi che nessuno avrebbe più potuto estrarre: il porfido rosso d'Egitto, il serpentino verde di Grecia, il giallo antico dell'Africa settentrionale e molti altri.
Le grandi ruote di porfido che si vedono al centro dei pavimenti sono spesso fette di antiche colonne, tagliate trasversalmente. È un gesto che ha anche un valore simbolico: le pietre del mondo antico vengono incorporate in un nuovo ordine, al servizio dello spazio cristiano.
I motivi geometrici
I pavimenti cosmateschi combinano pochi motivi fondamentali con infinite variazioni:
| Motivo | Descrizione | Possibile lettura |
|---|---|---|
| Rota | grande disco di porfido o serpentino | centro, unità, luogo di sosta |
| Quincunx | quattro cerchi minori attorno a uno centrale, legati da una fascia | il cosmo ordinato attorno a un centro |
| Guilloche | fascia continua che si avvolge attorno a una serie di cerchi | cammino, continuità, legame |
| Riquadri | campi rettangolari riempiti di piccoli triangoli, quadrati, esagoni | molteplicità ordinata del creato |
Il quincunx è il motivo più caratteristico. Il nome latino indica una disposizione di cinque elementi come i punti del cinque su un dado: quattro agli angoli e uno al centro. Nella lettura simbolica, i quattro cerchi esterni possono richiamare gli elementi, le stagioni, i punti cardinali o gli evangelisti, mentre il cerchio centrale rappresenta l'unità che li tiene insieme.
Un pavimento da percorrere
Il disegno dei pavimenti cosmateschi non è distribuito in modo uniforme. Lungo la navata centrale si sviluppa spesso una sequenza di grandi cerchi e quincunx allineati sull'asse dell'edificio, che conduce lo sguardo e i passi verso il presbiterio. Le navate laterali hanno di solito motivi più semplici e ripetitivi.
In questo modo il pavimento diventa una mappa del percorso liturgico: chi entra cammina su una linea di centri successivi, dal mondo esterno verso l'altare. Alcune grandi ruote di porfido erano luoghi di sosta durante le cerimonie. Secondo la tradizione, nell'antica basilica di San Pietro una ruota di porfido segnava il punto in cui si inginocchiavano i sovrani durante l'incoronazione imperiale.
Dove vederli
Roma conserva numerosi esempi, tra cui i pavimenti di:
- San Clemente, con il suo impianto medievale ben leggibile;
- Santa Maria in Cosmedin, nota anche per la Bocca della Verità nel portico;
- Santa Maria in Trastevere;
- San Lorenzo fuori le Mura.
Pavimenti di questo tipo si trovano anche in diverse cattedrali e chiese del Lazio. Il caso più lontano da Roma è forse il più sorprendente: il Grande Pavimento dell'Abbazia di Westminster, a Londra, realizzato nel XIII secolo da un artigiano romano di nome Odorico, con materiali e tecniche cosmatesche. Un'iscrizione, oggi in parte perduta, ne ricordava l'autore e la data.
La pazienza del dettaglio
Osservando da vicino un pavimento cosmatesco si nota la straordinaria minuzia delle tessere: triangoli di pochi centimetri, combinati per formare stelle, rombi, scacchiere. Ogni pezzo era tagliato a mano e adattato agli altri. La perfezione dell'insieme nasce dalla somma di innumerevoli piccoli gesti.
Il Maestro Cornelio invita a guardare questi pavimenti come una lezione di umiltà e di ordine: la geometria sacra non abita soltanto le cupole e i rosoni, ma anche il suolo che si calpesta, e ogni passo può diventare parte di un disegno più grande.
In sintesi
- I pavimenti cosmateschi furono realizzati da botteghe di marmorari romani tra il XII e il XIII secolo.
- Riutilizzavano marmi antichi preziosi, come il porfido rosso e il serpentino verde, spesso ricavati da colonne.
- Il motivo più tipico è il quincunx: quattro cerchi attorno a un cerchio centrale.
- Il disegno guida il cammino lungo l'asse della chiesa, dall'ingresso al presbiterio.
- Esempi si trovano in molte chiese di Roma e perfino nell'Abbazia di Westminster.