☾ Folklore magico italiano

Le janare e il noce di Benevento: storia di una leggenda

Le janare, streghe del Sannio, e il noce di Benevento: dal culto longobardo abbattuto da san Barbato ai processi e alle credenze sulla soglia.

Per secoli, in Italia e oltre, Benevento è stata la città delle streghe. Il motivo è un albero: il noce di Benevento, presso il quale, secondo la leggenda, si radunavano le streghe di tutta la penisola. Nel Sannio queste figure hanno un nome proprio, janare, e intorno a loro si è sviluppato uno dei complessi di credenze più ricchi del folklore meridionale.

Il culto dei Longobardi

L'origine della leggenda viene comunemente ricondotta all'epoca longobarda. Benevento fu sede di un importante ducato longobardo e, secondo la tradizione agiografica, i Longobardi vi praticavano riti presso un albero sacro. La Vita di san Barbato, vescovo della città nel VII secolo, racconta che i guerrieri appendevano ai rami una pelle d'animale e, correndo a cavallo, la colpivano per staccarne dei pezzi, che poi mangiavano. Vi si venerava anche l'immagine di una vipera.

Barbato, sempre secondo il racconto, ottenne dal duca Romualdo la fine di questi culti e fece abbattere l'albero. L'episodio, narrato da una fonte religiosa con evidente intento edificante, è diventato il nucleo storico attorno a cui la leggenda successiva si è cristallizzata.

Dal culto pagano al sabba

Nel tardo Medioevo il noce cambia significato: da luogo di un antico rito diventa il punto di ritrovo delle streghe. Già nel processo contro Matteuccia da Todi, celebrato nel 1428, compare il riferimento al noce di Benevento e a una formula pronunciata per raggiungerlo in volo.

La formula, nelle sue diverse varianti popolari, suona più o meno così: «Unguento unguento, portami al noce di Benevento, sopra l'acqua e sopra il vento». L'unguento, spalmato sul corpo, era il mezzo del viaggio notturno.

Nel Seicento il medico beneventano Pietro Piperno dedicò all'argomento un trattato in latino, De nuce maga beneventana, segno che la fama del luogo era ormai consolidata anche presso gli eruditi.

Chi erano le janare

Nella tradizione sannita la janara è una donna del paese che di giorno conduce una vita ordinaria e di notte si trasforma. Sull'etimologia del nome si discutono soprattutto due ipotesi:

  • dal nome di Diana, la dea lunare associata nelle fonti medievali alle cavalcate notturne di donne;
  • dal latino ianua, «porta», per il legame della janara con le soglie delle case.

Le due ipotesi non si escludono come suggestioni, ma nessuna è dimostrata in modo definitivo.

La soglia, la scopa e il sale

La credenza più diffusa riguarda proprio la porta. La janara, si diceva, poteva entrare nelle case passando sotto l'uscio o attraverso le fessure. Per tenerla lontana si collocava dietro la porta una scopa o un mucchietto di sale. La strega, per un obbligo irresistibile, avrebbe dovuto contare tutti i fili della scopa o tutti i granelli di sale, e nel frattempo sarebbe sorta l'alba, che la costringeva a fuggire.

È un motivo antropologicamente eloquente: la difesa non consiste nel combattere la strega, ma nel trattenerla in un compito senza fine finché il tempo della notte si esaurisce.

Le trecce dei cavalli

Un'altra credenza attribuiva alle janare le piccole trecce che talvolta si trovavano nelle criniere dei cavalli al mattino. Si diceva che le streghe avessero cavalcato gli animali durante la notte, lasciandoli sudati e stremati. Motivi simili si trovano anche in altre regioni italiane, attribuiti a folletti e spiriti domestici.

Come afferrare una janara

Secondo i racconti, per catturare una janara bisognava afferrarla per i capelli, la parte più vulnerabile. Alla domanda della strega «che tieni in mano?» occorreva rispondere «ferro e acciaio», non «capelli», altrimenti sarebbe sfuggita. Una volta presa, la janara poteva offrire protezione alla famiglia del suo catturatore per sette generazioni in cambio della libertà.

Una leggenda che vive nel paesaggio

La leggenda del noce è rimasta legata all'identità della città, che la richiama in nomi di luoghi, racconti e manifestazioni culturali. Per lo studioso di tradizioni, Benevento è un esempio di come un episodio storico, trasmesso da una fonte agiografica, possa diventare il centro di un immaginario che attraversa secoli e regioni.

Fase Significato del noce
Età longobarda Albero sacro di un culto guerriero
Agiografia di san Barbato Simbolo del paganesimo vinto
Tardo Medioevo Luogo del raduno delle streghe
Età moderna Oggetto di trattati eruditi

In sintesi

  • Il noce di Benevento è legato, secondo la tradizione, a un culto longobardo fatto cessare da san Barbato.
  • Dal tardo Medioevo divenne il leggendario luogo di raduno delle streghe, citato già in un processo del 1428.
  • Le janare sono le streghe del Sannio, il cui nome si fa derivare da Diana o da ianua.
  • Scopa e sale dietro la porta le costringevano a contare fino all'alba.
  • La leggenda mostra come un fatto storico si trasformi in un immaginario collettivo.
☉
Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

Leggi anche