Pochi racconti sono entrati nell'immaginario occidentale come quello della caduta di Lucifero: il più splendente degli angeli che, per orgoglio, si ribella a Dio e precipita dal cielo. Eppure questo racconto, nella forma che conosciamo, non si trova in nessun singolo passo della Bibbia. È il risultato di una lunga costruzione, in cui testi diversi sono stati letti insieme e reinterpretati nel corso dei secoli. Ripercorrerla è un esercizio di storia delle idee.
Il «satana» della Bibbia ebraica
Nei libri più antichi della Bibbia ebraica la parola satan significa «avversario» o «accusatore». Nel libro di Giobbe compare «il satana», con l'articolo: è una figura della corte celeste che mette alla prova la fedeltà di Giobbe con il permesso di Dio. Nel libro di Zaccaria il satana accusa il sommo sacerdote davanti all'angelo del Signore.
In questi testi l'accusatore non è ancora il principe del male in guerra contro Dio. È un funzionario scomodo, un pubblico ministero celeste. La trasformazione in nemico assoluto avviene più tardi, nel giudaismo del Secondo Tempio e poi nel cristianesimo.
Isaia 14: il figlio dell'aurora
Il nome Lucifero nasce da un passo di Isaia. Il profeta pronuncia un canto di scherno contro il re di Babilonia: «Come mai sei caduto dal cielo, astro del mattino, figlio dell'aurora?». Il re aveva detto nel suo cuore di voler salire al cielo e innalzare il trono sopra le stelle di Dio, ma è stato precipitato negli inferi.
Alcuni elementi vanno chiariti:
- il termine ebraico, Helel ben Shachar, indica la stella del mattino, cioè il pianeta Venere;
- la traduzione latina di Girolamo rende l'espressione con Lucifer, «portatore di luce», nome latino della stella del mattino;
- nel contesto originale il testo parla di un sovrano terreno, usando un'immagine astrale.
Ezechiele 28: il cherubino dell'Eden
Un secondo testo decisivo è un oracolo di Ezechiele contro il re di Tiro. Il re viene descritto come un essere perfetto, posto nell'Eden, coperto di pietre preziose, «cherubino protettore» sul monte santo di Dio. Era integro dal giorno della sua creazione finché non fu trovata in lui l'iniquità; il suo cuore si inorgoglì per la sua bellezza, e fu scacciato.
Anche qui il bersaglio storico è un re. Ma le immagini dell'Eden, del cherubino e della bellezza corrotta dall'orgoglio offrivano un materiale ideale per una lettura cosmica.
I testi del Nuovo Testamento
Il Nuovo Testamento aggiunge altri tasselli:
- Nel Vangelo di Luca Gesù dice: «Vedevo Satana cadere dal cielo come la folgore».
- Nell'Apocalisse scoppia una guerra in cielo: Michele e i suoi angeli combattono contro il drago, che viene precipitato sulla terra insieme ai suoi angeli. La coda del drago trascina un terzo delle stelle del cielo.
- Il drago è identificato con «il serpente antico, colui che chiamiamo diavolo e Satana».
La sintesi dei Padri
Furono gli scrittori cristiani dei primi secoli a unire questi testi. Origene, tra gli altri, lesse Isaia 14 ed Ezechiele 28 come descrizioni della caduta di un essere celeste, e non soltanto di due re. Da quel momento il nome Lucifero passò a designare l'angelo prima della caduta.
È curioso notare che lo stesso termine conservò anche un uso positivo. Nella traduzione latina della Seconda lettera di Pietro, la stella del mattino che sorge nei cuori è detta lucifer. E l'antico inno pasquale dell'Exsultet chiama Cristo «quel lucifero che non conosce tramonto».
La riflessione medievale
La teologia scolastica cercò di capire la natura del peccato angelico. Per Tommaso d'Aquino un angelo, puro spirito, non può peccare per passioni del corpo: il suo peccato può essere solo di ordine spirituale, cioè superbia e invidia. L'angelo volle essere simile a Dio non per grazia, ma con le proprie forze. La sua scelta, compiuta con piena conoscenza, fu definitiva.
| Fonte | Contributo all'immagine di Lucifero |
|---|---|
| Giobbe, Zaccaria | il satana come accusatore |
| Isaia 14 | il nome, la stella del mattino, la caduta |
| Ezechiele 28 | l'Eden, il cherubino, la bellezza e l'orgoglio |
| Apocalisse 12 | la guerra in cielo, Michele, il terzo delle stelle |
| Tommaso d'Aquino | il peccato come superbia spirituale |
La letteratura
L'immagine si fissò poi nella letteratura. Dante colloca Lucifero al centro della terra, conficcato nel ghiaccio del Cocito, con tre facce. Il poema Paradiso perduto di John Milton ne fece un personaggio tragico, eloquente e tormentato, destinato a influenzare profondamente la cultura moderna.
Il significato simbolico
Al di là della storia dei testi, il racconto della caduta parla di qualcosa che ogni cammino spirituale conosce. Lo Studio Esoterico Cornelio vi riconosce alcuni insegnamenti:
- la luce ricevuta può diventare pretesa di essere fonte di luce;
- la bellezza e il talento non proteggono dall'orgoglio, anzi lo espongono;
- la caduta nasce dal voler salire con le proprie forze, rifiutando ogni dipendenza;
- la stessa immagine della stella del mattino può indicare la luce vera o la sua imitazione.
In sintesi
- La figura di Lucifero non nasce da un singolo passo biblico, ma dalla lettura combinata di testi diversi.
- Isaia 14 ed Ezechiele 28 parlavano in origine di re terreni, con immagini cosmiche.
- I Padri, come Origene, li interpretarono come la caduta di un angelo, unendoli ai testi del Nuovo Testamento.
- Tommaso d'Aquino definì il peccato angelico come superbia spirituale e scelta irrevocabile.
- Simbolicamente, la caduta mostra il rischio di scambiare la luce ricevuta per una luce propria.