✧ Angeli e gerarchie

I Cherubini: custodi dell'Eden, dell'Arca e del trono

I Cherubini nella Bibbia e nella tradizione: guardiani dell'Eden, figure d'oro sull'Arca, i quattro volti di Ezechiele e la differenza dai putti dell'arte.

Pochi nomi angelici hanno subito una trasformazione così radicale come quello dei Cherubini. Nella Bibbia sono creature imponenti, guardiani armati e portatori del trono divino; nell'arte rinascimentale e barocca sono diventati bambini alati e paffuti. Ripercorrere la loro storia significa separare due immagini che il linguaggio comune ha confuso, e riscoprire uno dei simboli più ricchi della tradizione.

La prima apparizione: alle porte dell'Eden

I Cherubini sono i primi esseri celesti nominati nella Bibbia con un nome proprio di categoria. Alla fine del terzo capitolo della Genesi, dopo la cacciata di Adamo ed Eva, Dio pone a oriente del giardino i Cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via dell'albero della vita.

Il loro primo compito, dunque, è la custodia di una soglia. Non sono messaggeri, ma guardiani: segnano il confine tra lo spazio sacro e il mondo ordinario, tra l'unità perduta e la condizione umana. Questa funzione di soglia accompagnerà i Cherubini in tutte le loro apparizioni successive.

Sull'Arca dell'alleanza

Nel libro dell'Esodo vengono date istruzioni precise per costruire l'Arca. Sul suo coperchio, chiamato propiziatorio, devono essere posti due Cherubini d'oro lavorato a martello, uno a ciascuna estremità, con le ali spiegate verso l'alto e i volti rivolti l'uno verso l'altro e verso il coperchio. Lo spazio fra loro è il luogo da cui Dio parlerà a Mosè.

Figure di Cherubini erano ricamate anche sulle cortine del Tabernacolo e sul velo che separava il Santo dal Santo dei Santi. Nel Tempio di Salomone, secondo il primo libro dei Re, due grandi Cherubini di legno d'ulivo rivestito d'oro stendevano le ali nel Santo dei Santi. Più volte la Scrittura chiama Dio «colui che siede sui Cherubini».

Un trono vuoto

L'immagine è significativa: il trono di Dio è definito dalle ali dei Cherubini, ma il luogo del trono resta vuoto. Il divino non viene rappresentato; si rappresentano solo i suoi custodi. I Cherubini indicano una presenza senza raffigurarla.

La visione di Ezechiele

La descrizione più complessa si trova nel libro di Ezechiele. Nel primo capitolo il profeta vede quattro «esseri viventi»; nel decimo li identifica esplicitamente come Cherubini.

Elemento Descrizione nel testo
Volti ognuno ha quattro volti: uomo, leone, toro, aquila
Ali quattro ali, due unite e due a coprire il corpo
Movimento procedono diritti senza voltarsi
Ruote accanto a loro ruote piene di occhi, che si muovono con loro
Aspetto simili a carboni ardenti e a fiaccole

Nel capitolo 10 Ezechiele indica come primo volto quello di un cherubino al posto del toro, una variante che ha fatto molto discutere i commentatori.

I quattro volti e i quattro Evangelisti

L'Apocalisse riprende l'immagine dei quattro esseri viventi attorno al trono, ciascuno con un volto: leone, vitello, uomo, aquila. A partire da Ireneo di Lione e poi in forma stabile con Girolamo, la tradizione cristiana li associò ai quattro Evangelisti: l'uomo a Matteo, il leone a Marco, il toro a Luca, l'aquila a Giovanni. È l'origine del Tetramorfo che si vede scolpito sui portali delle cattedrali romaniche e gotiche.

Le radici nel Vicino Oriente

Molti studiosi accostano i Cherubini biblici alle creature composite dell'arte mesopotamica, come i guardiani alati con corpo di toro o di leone e testa umana posti alle porte dei palazzi assiri. La funzione è analoga: proteggere una soglia sacra o regale. Il nome stesso è stato messo in relazione con il termine accadico karibu, «colui che prega» o «colui che intercede», ma l'etimologia rimane incerta.

Dalla potenza alla tenerezza: i putti

Come si è passati da queste creature terribili ai bambini alati dei soffitti barocchi? Il passaggio è artistico più che teologico. Il Rinascimento recuperò dall'arte antica la figura dell'eros o amorino, il fanciullo alato compagno di Venere. Gli artisti la usarono per popolare i cieli delle loro pitture, e nell'uso comune quelle figure presero il nome di cherubini. Spesso sono rappresentati solo come testine con ali, un'immagine che ricorda vagamente l'idea di puro spirito, ma che non ha nulla a che fare con i Cherubini di Ezechiele.

Il Cherubino nella gerarchia

Per lo Pseudo-Dionigi i Cherubini formano il secondo coro della prima triade, dopo i Serafini. Se i Serafini sono legati all'ardore, i Cherubini sono legati alla pienezza di conoscenza: il loro nome veniva interpretato come «effusione di sapienza». I teologi medievali ripresero questa distinzione, affidando ai Serafini l'amore e ai Cherubini la contemplazione intellettuale.

In sintesi

  • Nella Genesi i Cherubini custodiscono la via dell'albero della vita: sono anzitutto guardiani di una soglia.
  • Sull'Arca dell'alleanza due Cherubini d'oro delimitano il luogo della presenza divina, senza raffigurarla.
  • Ezechiele li descrive con quattro volti e quattro ali, immagine ripresa nel Tetramorfo dei quattro Evangelisti.
  • I putti alati dell'arte rinascimentale derivano dagli amorini classici, non dalla tradizione biblica.
  • Nella gerarchia di Dionigi i Cherubini sono il secondo coro, legato alla pienezza della conoscenza.
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Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

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