△ Geometria sacra

Il Tempio di Salomone: misure bibliche e cubo del Santo dei Santi

Le misure del Tempio di Salomone nel Primo libro dei Re: le tre parti, il cubo del Santo dei Santi, le colonne Jachin e Boaz e il mare di bronzo.

Pochi edifici hanno avuto un'influenza simbolica paragonabile a quella del Tempio di Gerusalemme costruito da Salomone. Non ne restano rovine identificabili con certezza, e ciò che sappiamo viene soprattutto dalla Bibbia. Eppure le sue misure, descritte con cura nel Primo libro dei Re, sono state studiate, commentate e reinterpretate per secoli da teologi, cabalisti, architetti e società iniziatiche. Per la geometria sacra, il Tempio è prima di tutto un sistema di proporzioni.

La fonte: il Primo libro dei Re

I capitoli sesto e settimo del Primo libro dei Re descrivono la costruzione del Tempio. Il testo indica le dimensioni in cubiti, un'unità di misura basata sulla lunghezza dell'avambraccio. Il valore esatto del cubito antico è discusso, quindi è più utile ragionare sui rapporti tra le misure che sulle loro dimensioni assolute.

Secondo il racconto biblico, l'edificio principale era lungo sessanta cubiti, largo venti e alto trenta. I lavori durarono sette anni.

Le tre parti del Tempio

Il Tempio era organizzato lungo un asse, in tre spazi successivi:

Parte Nome ebraico Misure indicate dal testo
Vestibolo Ulam largo venti cubiti, profondo dieci
Sala principale, il Santo Hekhal lungo quaranta cubiti
Santo dei Santi Devir venti per venti per venti cubiti

Il percorso andava dall'esterno verso l'interno e dal più accessibile al più riservato. Il vestibolo apriva sul mondo; la sala principale era il luogo del culto quotidiano; il Santo dei Santi era la stanza più interna, in cui era custodita l'Arca dell'Alleanza. Secondo la tradizione successiva, vi entrava soltanto il sommo sacerdote, una volta all'anno, nel giorno dell'Espiazione.

Il cubo del Santo dei Santi

Il dato geometrico più significativo è la forma del Santo dei Santi: un cubo perfetto, con lati di venti cubiti. Il testo precisa che era interamente rivestito d'oro e che al suo interno si trovavano due grandi cherubini di legno d'ulivo, alti dieci cubiti, le cui ali toccavano da una parete all'altra.

Il cubo è la figura solida della stabilità assoluta: tutte le facce uguali, tutti gli angoli retti, nessuna direzione privilegiata. In molte tradizioni rappresenta la perfezione compiuta e la presenza stabile del divino. Non è un caso che, nell'Apocalisse, anche la Gerusalemme celeste venga descritta con lunghezza, larghezza e altezza uguali: il cubo del Tempio diventa, alla fine dei tempi, l'intera città.

Va notato anche il rapporto tra le misure: venti cubiti di lato per il Santo dei Santi, quaranta per la sala principale. La sala era quindi lunga il doppio della stanza più interna, e l'intero edificio, con i suoi sessanta cubiti, ne misurava il triplo.

Le colonne Jachin e Boaz

Davanti al vestibolo si ergevano due colonne di bronzo, opera di un artigiano di nome Hiram, proveniente da Tiro. Il testo dà loro un nome:

  • Jachin, a destra, nome che si collega all'idea di «stabilire»;
  • Boaz, a sinistra, nome che si collega all'idea di «forza».

Le colonne erano sormontate da capitelli ornati di melagrane e di motivi a forma di giglio. Non sostenevano alcuna struttura: erano segni posti sulla soglia. Nel corso dei secoli Jachin e Boaz sono diventati simboli molto noti, ripresi in particolare dalla tradizione massonica, che le colloca all'ingresso del tempio simbolico.

Il mare di bronzo e il problema del pi greco

Nel cortile si trovava una grande vasca rotonda di bronzo, chiamata mare di bronzo, sostenuta da dodici buoi disposti in quattro gruppi di tre, rivolti ai quattro punti cardinali. Il testo afferma che misurava dieci cubiti da un orlo all'altro e che una cordicella di trenta cubiti ne faceva il giro.

Il rapporto tra circonferenza e diametro risulta quindi pari a tre. Questo passo è stato molto discusso, perché sembra indicare per π un valore approssimato. Alcuni commentatori hanno spiegato la differenza con lo spessore dell'orlo o con la sua forma svasata; altri vi vedono semplicemente un'approssimazione d'uso comune. In ogni caso il passo mostra che il testo biblico non si limitava a descrivere oggetti, ma ne registrava con cura le misure.

I dodici buoi, divisi tre per ciascun punto cardinale, ripropongono una struttura che tornerà nella descrizione della Gerusalemme celeste, con le sue dodici porte, tre per lato.

Il Tempio come immagine del cosmo

Molti interpreti antichi, ebrei e cristiani, hanno letto il Tempio come un modello del mondo: il cortile come la terra, la sala principale come il cielo visibile, il Santo dei Santi come il cielo invisibile dove dimora Dio. Lo storico ebreo Flavio Giuseppe propose letture simboliche di questo genere per vari elementi del culto.

In questa prospettiva, il percorso dall'ingresso al cubo d'oro è un'immagine dell'avvicinamento dell'uomo al sacro: per gradi, attraverso soglie, verso un centro sempre più raccolto. Lo Studio Esoterico Cornelio studia il Tempio proprio come grammatica di questo cammino, più che come oggetto da ricostruire.

In sintesi

  • Le misure del Tempio di Salomone sono descritte nei capitoli 6 e 7 del Primo libro dei Re.
  • L'edificio si articolava in vestibolo, sala principale e Santo dei Santi lungo un unico asse.
  • Il Santo dei Santi era un cubo di venti cubiti per lato, rivestito d'oro.
  • Le colonne Jachin e Boaz segnavano la soglia e sono state riprese da molte tradizioni successive.
  • Il mare di bronzo, di dieci cubiti di diametro e trenta di circonferenza, è sostenuto da dodici buoi.
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Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

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