Molte credenze protettive del folklore italiano hanno radici che affondano nel mondo romano. Il malocchio, il corno, i gesti scaramantici: per comprenderli occorre risalire a una parola latina, fascinum, che indicava insieme l'incantamento malefico e l'amuleto destinato a respingerlo. Lo studio di questi oggetti, conservati in gran numero nei musei archeologici, permette di vedere da vicino come gli antichi pensavano la protezione.
Una parola con due volti
In latino fascinum e il verbo fascinare si riferivano all'azione nociva esercitata soprattutto attraverso lo sguardo o la lode invidiosa. Lo stesso termine designava però anche il simbolo fallico usato come difesa contro quell'azione. La parola italiana fascino, oggi sinonimo di attrazione, conserva un'eco di quell'antico potere di legare e catturare.
Esisteva perfino una divinità, Fascinus, il cui culto era affidato secondo le fonti alle Vestali. Il simbolo era dunque al tempo stesso un oggetto magico e una presenza sacra della religione pubblica.
Plinio e il trionfo
La testimonianza più nota è quella di Plinio il Vecchio. Nella Naturalis historia egli scrive che il fascinus era custode non solo dei bambini ma anche dei comandanti, e che veniva appeso sotto il carro del trionfatore come protezione contro l'invidia.
Il dettaglio è eloquente. Il trionfo era il momento di massima gloria di un generale romano, e proprio per questo il più esposto allo sguardo invidioso di tutti. Accanto all'amuleto, secondo la tradizione, uno schiavo ricordava al trionfatore la sua condizione mortale. Gloria e protezione andavano insieme.
La protezione dei bambini
I bambini erano considerati i più vulnerabili. Per questo portavano al collo amuleti di vario tipo:
- la bulla, un piccolo contenitore rotondo, d'oro per le famiglie più ricche, di cuoio o di metallo povero per le altre, che conteneva oggetti protettivi;
- piccoli falli in bronzo, osso o corallo;
- pendenti a forma di mano fica o di luna crescente, la lunula, portata soprattutto dalle bambine.
La bulla aveva anche un valore sociale: segnava la condizione del fanciullo nato libero. Il ragazzo la deponeva, consacrandola ai Lari della casa, quando assumeva la toga virile ed entrava nell'età adulta.
I tintinnabula di Pompei ed Ercolano
Tra gli oggetti più sorprendenti per un visitatore moderno ci sono i tintinnabula: figure in bronzo, spesso falli alati o con zampe animali, da cui pendevano piccoli campanelli. Venivano appesi all'ingresso di case e botteghe. Il suono dei campanelli mosso dal vento o dal passaggio delle persone si univa alla forza del simbolo per tenere lontano il male.
Molti esemplari provengono da Pompei ed Ercolano e sono custoditi nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, in particolare nella sezione nota come Gabinetto Segreto, dove furono raccolti a partire dall'Ottocento i reperti considerati troppo espliciti per il pubblico.
Hic habitat felicitas
Da Pompei proviene anche una celebre placca in terracotta con un simbolo fallico accompagnato dall'iscrizione hic habitat felicitas, «qui abita la felicità». Lontana da qualsiasi intento osceno, l'immagine esprimeva un augurio di prosperità e protezione per il luogo.
Perché proprio quel simbolo
Agli occhi moderni l'uso del simbolo fallico come amuleto può sembrare strano. Nella mentalità antica, però, la logica era chiara:
| Principio | Spiegazione |
|---|---|
| Forza vitale | Ciò che genera la vita contrasta ciò che la minaccia |
| Distrazione | Un'immagine forte attira su di sé lo sguardo maligno |
| Riso | Il ridicolo e l'osceno spezzano la tensione dell'invidia |
| Abbondanza | Il simbolo augura prosperità e fecondità |
L'idea della distrazione è particolarmente interessante: l'amuleto non combatte lo sguardo, lo cattura e lo devia, proteggendo la persona o la casa.
Dall'antichità al folklore
Con la diffusione del cristianesimo il fascinum scompare dalla religione pubblica, ma la sua logica sopravvive nelle pratiche popolari. Il corno rosso, la mano cornuta, il nastro rosso al polso dei neonati: molti studiosi vi riconoscono, in forme trasformate e più discrete, la stessa grammatica della protezione. Si tratta di una continuità di funzione e di simbolo, più che di una linea ininterrotta documentata in ogni passaggio.
In sintesi
- Il fascinum era insieme l'incantamento malefico e l'amuleto che lo respingeva.
- Plinio ricorda che veniva appeso sotto il carro del trionfatore contro l'invidia.
- I bambini portavano la bulla e amuleti fallici o lunari.
- I tintinnabula di Pompei ed Ercolano proteggevano case e botteghe.
- La logica del fascinum sopravvive, trasformata, negli amuleti popolari italiani.