Se Michele è l'angelo della battaglia, Gabriele è l'angelo della parola. In tutte le tradizioni che lo conoscono, ebraica, cristiana e islamica, il suo compito è lo stesso: portare un messaggio, spiegare una visione, annunciare un inizio. Per questo la sua figura è legata ai momenti in cui il tempo sembra cambiare direzione.
Il nome
Il nome ebraico Gavri'el viene di solito interpretato come «Dio è la mia forza» oppure «uomo forte di Dio», a seconda di come si legge la prima parte, collegata alla radice che indica forza e virilità. Il messaggero della parola porta dunque un nome di potenza: la parola divina, nella tradizione biblica, è ciò che crea e compie.
Gabriele nel libro di Daniele
Gabriele è, insieme a Michele, uno dei due angeli chiamati per nome nella Bibbia ebraica, ed entrambi compaiono nel libro di Daniele. Qui Gabriele ha un ruolo preciso: interpretare.
- Nel capitolo 8 Daniele ha la visione del montone e del capro; una voce ordina: «Gabriele, spiega a costui la visione». L'angelo si avvicina e il profeta cade con la faccia a terra.
- Nel capitolo 9, mentre Daniele prega all'ora dell'offerta della sera, Gabriele giunge «in volo rapido» e gli rivela la profezia delle settanta settimane.
Gabriele, dunque, non porta soltanto notizie: dà la chiave per comprendere ciò che è stato visto. È l'angelo dell'intelligenza delle cose divine.
I due annunci del Vangelo di Luca
Nel Nuovo Testamento Gabriele compare solo nel Vangelo di Luca, ma in due scene fondamentali.
| Scena | Destinatario | Luogo | Messaggio | Reazione |
|---|---|---|---|---|
| Primo annuncio | Zaccaria, sacerdote | il Tempio di Gerusalemme | la nascita di Giovanni | dubbio, resta muto fino alla nascita |
| Secondo annuncio | Maria | Nazaret | la nascita di Gesù | domanda, poi assenso |
Il parallelismo è voluto. A Zaccaria l'angelo si presenta dicendo: «Io sono Gabriele, che sto davanti a Dio». Il sacerdote chiede un segno e viene reso muto: il suo dubbio diventa silenzio. Maria, invece, chiede come avverrà ciò che le viene annunciato e infine risponde con il suo assenso. Due modi di accogliere la parola, due esiti diversi.
L'Annunciazione nell'arte
L'Annunciazione è una delle scene più rappresentate della pittura occidentale. Simone Martini, Beato Angelico, Leonardo e innumerevoli altri l'hanno dipinta. Gabriele vi compare con alcuni attributi ricorrenti:
- il giglio, simbolo di purezza;
- talvolta un ramo d'ulivo, soprattutto nella pittura senese, segno di pace;
- un cartiglio con le parole del saluto, a volte scritte in lettere d'oro che escono dalla sua bocca;
- la mano alzata nel gesto della parola, mutuato dall'oratoria antica.
Jibril nell'Islam
Nella tradizione islamica Gabriele, chiamato Jibril, ha un ruolo ancora più centrale. È l'angelo della rivelazione: secondo la tradizione fu lui a portare il Corano al Profeta Muhammad, a cominciare dalla prima rivelazione nella grotta di Hira, con l'ordine «Leggi!» (o «Recita!»). Il Corano lo nomina esplicitamente e la tradizione lo identifica con lo «Spirito fedele» e lo «Spirito di santità» menzionati nel testo.
Nei racconti tradizionali Jibril accompagna il Profeta nel viaggio notturno e nell'ascensione attraverso i cieli. Un celebre hadith lo mostra mentre si presenta in forma umana e interroga il Profeta sui fondamenti della fede.
L'angelo della voce
Il tratto che unisce tutte queste immagini è la voce. Gabriele parla, spiega, annuncia, recita. In molte tradizioni più tarde, specialmente nell'immaginario popolare anglosassone, gli è stata attribuita anche la tromba del giudizio, anche se la Bibbia non lo indica come colui che la suona.
Nel ventesimo secolo la Chiesa cattolica lo ha proclamato patrono delle telecomunicazioni, un'estensione moderna e coerente della sua funzione tradizionale di messaggero.
Una lettura interiore
Nel linguaggio simbolico Gabriele rappresenta il momento in cui una comprensione nuova irrompe nella coscienza. Le due scene di Luca offrono un insegnamento sottile: la stessa parola può essere accolta con un dubbio che chiude, come in Zaccaria, o con una domanda che apre, come in Maria. Il Maestro Cornelio invita a riflettere su questa differenza: l'annuncio non dipende da noi, ma il modo di riceverlo sì.
In sintesi
- Gavri'el significa «Dio è la mia forza» o «uomo forte di Dio».
- Nel libro di Daniele Gabriele interpreta le visioni del profeta.
- Nel Vangelo di Luca annuncia la nascita di Giovanni a Zaccaria e quella di Gesù a Maria.
- Nell'Islam, come Jibril, è l'angelo della rivelazione del Corano.
- Simbolicamente è l'angelo della parola che illumina e della comprensione che irrompe.